L’idea è questa: dotarsi di una nuova strumentazione. Costruirsela, mettendo insieme contributi, attività di ricerca, organizzazione coerente di dati. Un metodo, che comprenda la mappatura sistemica dei territori, il monitoraggio permanente dell’opinione pubblica su old e new media, l’osservazione costante dei pattern di consumo, l’analisi dei dati demografici in rete e sul territorio.

il live tweeting dell’incontro

Insomma, un lavoro che si avvicina di più a quello del ricercatore che all’immagine del guru disegnata dai media. Sarà questa l’evoluzione della consulenza politica in quella che molti osservatori chiamano Terza Repubblica? FOR ha riunito intorno ad un tavolo esperti, giornalisti e addetti ai lavori per discuterne insieme, anche alla luce di un quadro radicalmente cambiato dalle elezioni politiche del 4 Marzo.

“Oggi la consulenza politica – purtroppo – è fatta di sondaggi. Noi che facciamo questo mestiere ne siamo in qualche modo schiavi.” Parte da qui Claudio Velardi, nel suo intervento introduttivo, per descrivere un mercato, quello della consulenza, reso “asfittico e destrutturato” da problemi di sistema, come i continui cambiamenti delle leggi elettorali che impediscono la produzione di un’affidabile serie storica di dati. Di qui la necessità di andare oltre, e di avviare un percorso di ricerca in grado di costruire quella che Velardi definisce “la consulenza sistemica”.

Punto di partenza essenziale è il confronto tra idee, e ciascuno dei partecipanti alla discussione fa la propria parte, mettendo sul tavolo interessanti spunti di riflessione. Si va dai sondaggi, utili ad interpretare tendenze di medio/lungo periodo di opinioni e percezioni sui temi – piuttosto che preferenze elettorali su candidati e formazioni politiche – alla necessità di innovare la raccolta e l’interpretazione dei big data nello studio degli scenari; si sottolinea l’esigenza di introdurre anche nell’analisi degli orientamenti elettorali lo studio delle scienze cognitive e gli strumenti forniti dalle dottrine comportamentali, conoscenze che vengono già utilizzate dal marketing per prevedere le tendenze nelle scelte di consumo; e si mette in risalto i ruolo fondamentale giocato dalla componente emozionale e dai pericoli della percezione negli orientamenti di voto.

Insomma, tanta carne al fuoco, e un obiettivo ambizioso: dotarsi di un nuovo metodo di lavoro in grado di costruire anche modelli predittivi.

Una vera e propria sfida.