Il 17 settembre presso la Fondazione Ottimisti e Razionali si è tenuto il convegno “Elettromagnetismo, innovazione tecnologica e salute”. L’incontro è stato l’occasione per presentare la review curata dall’ICEmB (Centro Interuniversitario di ricerca sulle Interazioni fra Campi Elettromagnetici e Biosistemi) sugli effetti accertati delle onde elettromagnetiche sull’uomo, in vista dell’avvento del 5G nei prossimi mesi. La nuova tecnologia pone infatti alcuni interrogativi sul piano sanitario, aspetti che gli esperti ICEmB hanno tentato di chiarire attraverso lo studio delle ricerche effettuate da vari istituti scientifici dal 1995 al 2015.

 

Nella prima sessione il prof. Guglielmo d’Inzeo ha fornito la definizione di campo elettromagnetico e illustrato le 3 grandezze fondamentali ad esso riferite: intensità, frequenza e polarizzazione. A tal proposito è stato chiarito come anche per il 5G gli effetti delle onde non derivano dalla grandezza, ma dalla potenza e soprattutto dalla vicinanza della fonte (cellulari, antenne ecc.) con il corpo dell’essere umano.

La seconda parte ha visto invece la prof.ssa Olga Zeni focalizzarsi sulla valutazione del rischio del fenomeno elettromagnetico accertata fino ad oggi. In particolare è stata valutata l’attendibilità degli studi presi in considerazione basandosi sulle linee guida fornite dall’OMS. È stato osservato che minore è la qualità degli studi, maggiore è la probabilità che ci siano risultati positivi sull’esposizione e sugli effetti negativi a campi elettromagnetici. Non è stato possibile dunque avere effetti biologici accertati in seguito ad esposizioni a campi di radiofrequenza in situazioni di vita reale.

Le conclusioni sono state affidate alla dott.ssa Susanna Lagorio, che ha esposto alcune rilevazioni in ambito epidemiologico. L’attenzione è stata posta innanzitutto sulla differenza tra studi di coorte e studi caso-controllo: i primi condotti a partire da due gruppi di popolazione distinti caratterizzati dall’esposizione o meno all’agente di interesse, i secondi concentrati sui gruppi di malati presenti in un’area geografica ben definita. Successivamente la dott.ssa Lagorio si è concentrata sui risultati degli studi epidemiologici di coorte e di caso-controllo sulla radiofrequenza (il 60% concentrati sugli effetti dell’uso del cellulare).

Il punto di partenza è costituito dal panel della IARC, nel 2011, che ha valutato tutta la letteratura scientifica del momento, concludendo che i campi della radiofrequenza sono classificabili nel gruppo 2B come possibili cancerogeni, con una “limitata evidenza” nell’effetto dei telefoni mobili sull’incremento dei rischi di glioma e neuroma acustico. “Limitata evidenza” si ha quando si osserva un’associazione che tuttavia potrebbe essere dovuta al caso, confondimento o distorsioni. ICEmB ha successivamente aggiornato la review basandosi su 46 articoli rilevanti sull’uso del cellulare e il rischio di tumori intracranici. Nell’insieme riportavano 72 studi in totale su neoplasie. La meta-analisi degli studi pubblicati al 2017, nonostante la sua eterogeneità, non ha evidenziato associazioni tra uso del cellulare e glioma o neuroma acustico, né incrementi del rischio di queste neoplasie a distanza di 10+ anni dall’inizio dell’esposizione.

Scarica qui la Review ICEmB.