sabato, 31 Luglio 2021

Cambridge Analytica: intervista ad Antonio Nicita

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Il caso di Cambridge Analytica, la società che ha usato senza autorizzazione i dati di 50 milioni di utenti Facebook per mettere in atto campagne di microtargeting – in occasione delle presidenziali USA e del referendum sulla Brexit – pone molte domande sulla sicurezza dei nostri dati in rete, sul ruolo delle piattaforme online e sulla capacità di programmare campagne mirate in grado di influire sulla formazione delle opinioni.

Oggi pomeriggio, FOR si occuperà proprio di questo tema insieme a tecnici, comunicatori ed esperti del settore in un incontro volto a condividere i primi passi di un progetto di ricerca sul rapporto tra percezioni e distorsioni nell’opinione pubblica. Ma qual è il futuro dei social media, e il ruolo che possono svolgere le Authority nella protezione dei nostri dati? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Nicita, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).

 

Lo scandalo CA ha allarmato l’opinione pubblica sulla facilità con cui è possibile acquisire più o meno legalmente i dati degli utenti di Facebook per finalità commerciali e di pubblicità elettorale. Quale è la sua opinione su questa vicenda?

Ci sono due questioni: l’appropriabilità di dati personali e il loro uso profilato per le strategie di (dis)informazione commerciale e politica. Il primo tema è da tempo presieduto da un sistema di regole e di enforcement che, pur con evidenti limiti, si sta man mano affinando. Al contrario, il secondo tema è confinato ai dibattiti tra opposte visioni della rete che oscillano da uno spazio di libertà incontaminato alla paura di un grande fratello che ci osserva e ci manipola. Ma è il secondo tema quello più rilevante.

 

Per quale ragione?

Qui non rileva solo il caso del “dato rubato”, ma quello dell’uso di un dato magari concesso volontariamente. L’ecosistema digitale ha al centro il valore del dato profilato e può generare grandi innovazioni e grandi benefici per l’utente. Non dobbiamo combattere il mercato dei dati ma renderlo efficiente e trasparente in merito agli usi ammissibili e ad un livello accettabile di concorrenza. Il problema si genera quando le forme di marketing politico o commerciale agiscono in via nascosta e surrettizia sulle emozioni. Purtroppo non alziamo le nostre barriere critiche contro forme di marketing che non riconosciamo come tali.

 

Quali strumenti possono adottare le piattaforme come Facebook per recuperare la fiducia degli utenti della Rete?

Accanto a misure di sicurezza sulla cessione dei dati occorre essere trasparenti sugli usi che FB e terzi possono fare di tali dati. Inoltre potrebbe essere attivata una pulizia sistematica e verificata di account falsi, dormienti o facilmente identificabili come troll, cioè attivati solo per specifiche campagne o strategie di (dis)informazione. Inoltre Facebook potrebbe attivare alert per account che siano esplicitamente legati a determinati gruppi, forze politiche o strategie di click-baiting. E segnalarli agli utenti.

 

Cosa può fare AGCOM in questa materia?

Agcom è interessata al tema della relazione tra pluralismo e big data. Le regole pensate per radio e tv si basano sull’assunto di una domanda razionale che, grazie alla concorrenza delle fonti informative, sa scegliere in modo neutrale. In rete avviene il contrario, la domanda crea la sua offerta e il pluralismo viene eliminato da camere d’eco e filter bubble, proprio grazie al marketing sul dato profilato. Abbiamo un tavolo nel quale discutiamo di autoregolazione con Facebook, Google e altri. La collaborazione al momento è ottima e l’esperienza servirà a capire se basta o se c’è bisogno di nuova regolazione.

 

Cosa intende per nuova regolazione? Non penserete di trattare la rete come la Radio e la TV?

Non pensiamo a ipotesi di regolazione dei contenuti, anzi. È necessario tuttavia che un’autorità indipendente che si occupa di pluralismo possa esser dotata di poteri di inspection sulle strategie di disinformazione: cosa accade, quando accade e in che misura. Oggi dobbiamo contare sulla collaborazione delle piattaforme e “credere” ai dati che ci vengono comunicati. Occorre una misura di certificazione indipendente.

 

Qual è il perimetro europeo in cui si muovono i regolatori nazionali?

Oggi ci sono tre ambiti: quello antitrust e quello della privacy sono abbastanza presidiati dal punto di vista normativo, per quanto in evoluzione. Manca una riflessione, invece, sul lato del pluralismo, come dicevamo, e sotto il profilo della crescente integrazione conglomerale delle piattaforme. Quest’ultimo aspetto è ancora agli inizi della riflessione europea ma è presente nell’indagine conoscitiva congiunta sui big data che abbiamo avviato in Italia con le altre authorities.

 

Secondo Lei come possono le piattaforme recuperare la reputation perduta? E cosa possono fare per la loro accountability?

Sicuramente tavoli tecnici volontari con le authorities, come quello avviato in Italia con Agcom, dimostrano che vi è una disponibilità a studiare insieme i problemi e i possibili rimedi. Abbiamo apprezzato che dopo qualche ora, pur non avendo un obbligo normativo, i massimi livelli di Facebook abbiano dichiarato che risponderanno a tutte le nostre domande sul caso CA e non solo. Trasparenza e apertura nei confronti delle autorità indipendenti sono strumenti indispensabili e immediati per recuperare strada, anche con autoregolazione e impegni unilaterali.

 

di Francesco Nicodemo

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“Non dobbiamo combattere il mercato dei dati ma renderlo efficiente e trasparente in merito agli usi ammissibili e ad un livello accettabile di concorrenza”

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