lunedì, 21 Giugno 2021

Attentato o incidente? La Germania insegna: evitare commenti affrettati

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Quando succedono tragedie che possono essere ricondotte all’interno della categoria di attentato, tende purtroppo a ripetersi lo spettacolo di chi si affretta a commentare prima ancora che vengano diffuse notizie certe e affidabili, magari per rinforzare una narrazione funzionale alla propria agenda comunicativa o politica. I fatti di sabato pomeriggio a Münster, dove un furgoncino si è lanciato su un gruppo di persone provocando due morti e numerosi feriti, hanno confermato la tendenza: e stavolta la protagonista principale è stata Beatrix von Storch, deputata di Alternative für Deutschland al Parlamento Federale e una delle figure più note del partito.

Appena giunte le prime informazioni sull’accaduto, infatti, von Storch ha pensato bene di commentare subito, pubblicando un tweet sarcastico su Merkel e la sua politica di accoglienza dei rifugiati: WIR SCHAFFEN DAS (“ce la faremo”), le parole con cui la Cancelliera aveva riconfermato l’intenzione di mantenere le porte aperte nel momento più critico dell’emergenza, a fine agosto del 2015 – e diventate così iconiche da meritarsi una voce dedicata su Wikipedia.

Il riferimento polemico è chiarissimo, e l’attribuzione di responsabilità anche: si tratterà sicuramente di un rifugiato/clandestino/immigrato, di certo un islamico, ma la colpa è anche di Merkel e della sua scelta scellerata, che ha reso i nostri confini un colabrodo attraverso cui possono agevolmente infiltrarsi gli agenti dell’invasione che attentano alla nostra identità e alla nostra sicurezza.

Tutto questo mentre le autorità, come d’abitudine in Germania, invitavano alla calma e soprattutto a evitare speculazioni di qualunque tipo, visto che non si sapeva ancora nulla di certo: ma evidentemente raccomandazioni del genere non si applicano a chi la sa lunga come von Storch – e non solo lei, naturalmente: a latitudini più familiari, anche Giorgia Meloni ha subito tirato in ballo “lo spettro dell’integralismo islamico”, in un tweet rimosso poco più tardi.

Entro poche ore, comunque, si è saputo che la religione non c’entrava nulla: l’attentatore era un tedesco, Jens R., perseguitato da problemi psichici e ricorrenti pensieri suicidi – già dall’età di sette anni, come ha raccontato lui stesso in una mail al servizio di assistenza psichiatrica che lo aveva avuto in cura – che dopo un incidente e un’operazione alla spina dorsale andata male era precipitato in una spirale di teorie del complotto, in cui lui era il bersaglio di innumerevoli macchinazioni e che, come prevedibile, aveva notevolmente peggiorato il suo stato di salute mentale.

È impossibile ricostruire con precisione i motivi del suo gesto: ma neanche questo ferma von Storch, che infatti in un altro tweet riconosce che va bene, l’attentatore non è un rifugiato, ma è comunque “un imitatore del terrore islamista”, e il sollievo degli “apologeti dell’Islam” non fa che provare un’unica cosa: tutti sanno che l’Islam colpirà ancora: “la domanda non è se, ma quando.”

L’Islam è colpevole, i fatti contano fino a un certo punto – o non contano proprio, se non servono a rinforzare il meccanismo narrativo adottato.

Le reazioni, naturalmente, non si sono fatte attendere. E sono state più dure del solito, tanto che alcuni deputati degli altri partiti presenti nel Bundestag hanno dichiarato che von Storch, a causa delle sue dichiarazioni, dovrebbe dimettersi; e l’eventualità verrà discussa venerdì mattina, durante l’incontro del gruppo parlamentare di AfD.

Non è la prima volta che von Storch viene criticata – anche all’interno del suo stesso partito – per prese di posizione molto discutibili, e ha dimostrato ripetutamente di avere un debole per tweet decisamente imbarazzanti, ma è probabile che non se ne farà nulla. Il risultato eccezionale di AfD alle elezioni di settembre ha in qualche modo fatto slittare molto più verso la destra estrema il piano delle dichiarazioni socialmente accettabili al riguardo: e non è un caso che da diverse settimane sia tornato in auge il dibattito sulla religione musulmana, dopo che il nuovo Ministro degli Interni, Horst Seehofer (CSU), ha ripetuto convintamente che “l’Islam non appartiene alla Germania”. E secondo un sondaggio pubblicato dal Welt si tratterebbe di un’opinione condivisa da oltre il 75% dei tedeschi.

Forse una delle poche armi a disposizione rimane davvero l’ironia, e la sua capacità critica di rovesciare il contesto: come ha fatto ad esempio il comico e cabarettista Dieter Nuhr, che ha ripreso – capovolgendolo – uno dei leitmotiv della destra xenofoba.

“Ci sono persone che non sono integrabili – ha scritto Nuhr – e Beatrix von Storch ne è sicuramente un esempio.”

 

di Edoardo Toniolatti

[dt_quote font_size=”normal”]Mentre le autorità invitano ad evitare speculazioni, c’è chi si precipita a commentare, allo scopo di rinforzare una narrazione funzionale alla propria agenda comunicativa e politica[/dt_quote]
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