Roma, 15/04/2019. A che punto siamo in Italia sul fronte dello smart working? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti del dibattito sul tema durante il workshop “Arrivano gli Smartworkers!”, organizzato da FOR nella serata di lunedì 15 aprile, mettendo insieme le testimonianze di chi pratica lo smart working nel mondo della PA, delle aziende e del libero professionismo.

il live tweeting dell’incontro

Il punto di vista imprenditoriale è stato portato all’interno della discussione da Laura Di Raimondo, Direttore di Asstel – Assotelecomunicazioni. Quello delle TLC si è rivelato un settore all’avanguardia sul tema smart working: dopo aver attivato le sperimentazioni già prima della legge del 2017, oggi conta circa il 70% del personale impiegato con questo nuovo modello lavorativo. Secondo la Di Raimondo “lavorare in team non è più una caratteristica analogica, mentre spesso le leggi che ci portiamo dietro sono analogiche, fatte di obblighi e paletti rigidi che mal si conciliano con il cambiamento di paradigma a cui assistiamo oggi nella sfera occupazionale”. La soluzione? Il cambiamento della cultura manageriale, e gli investimenti in formazione continua.

Ma come la pensa chi, invece, aiuta le aziende ad approcciarsi al lavoro agile?  Arianna Visentini, CEO di Variazioni – azienda specializzata in consulenza alle imprese nel campo dello smart working – ha raccontato che il vero ostacolo all’applicazione del lavoro agile nelle realtà aziendali non è di natura tecnologica, spaziale o di performance, ma di tipo culturale. Per questa ragione diventa cruciale il change management come strumento per far cambiare la vision. I risultati aiutano e motivano il cambiamento, soprattutto quando sono positivi:  su circa 8000 lavoratori presi in esame in 6 mesi, i dati di Variazioni registrano un risparmio di 95 minuti, 637 euro e 250 km in viaggi. Un taglio netto anche per l’emissione di Co2, in pratica, che certifica come lo smart working sia una misura che migliora in maniera trasversale l’impatto dell’ecosistema lavorativo. 

Parliamo di un fenomeno che, però, va regolamentato nel modo giusto. E chi meglio di Maurizio Del Conte, ex Presidente dell’ANPAL (tra gli autori della legge sul lavoro agile), può fornirci uno sguardo d’insieme sulla direzione legislativa intrapresa: “C’è la necessità di dare un quadro più ampio e più inclusivo possibile, ed evitare di calare le regole dall’alto.. La chiave? L’ascolto”. Soltanto ascoltando chi tutti i giorni vive il cambiamento organizzativo e del management, infatti, il legislatore può  prendere la direzione giusta. Proprio come ha fatto la CISL Fp che, come ha raccontato al workshop il suo Segretario Generale Maurizio Petriccioli, ha creato organismo paritetico per le innovazioni che raccoglie domande ed esperienze dei lavoratori su tutti gli aspetti della rivoluzione digitale che stanno trasformando la quotidianità, smart working compreso.

Per raccontare il lavoro agile applicato al mondo della Pubblica Amministrazione è intervenuta Monica Parrella, Responsabile Risorse Umane del Ministero Economia e Finanze, che ha iniziato la sperimentazione nel luglio del 2017: “Oggi al MEF sono in smartworking 357 persone su 10mila impiegati. I dati più interessanti sono gli effetti positive su malattie (37% di giorni di malattia in meno), congedi parentali (meno 46% di congedi senza retribuzione) e ore di permesso (8% di ore di permesso in meno)”. Un progetto che punta a scardinare il vecchio concetto di PA, e che, secondo la Parrella, ha avuto il giusto riconoscimento anche dopo il cambio di Governo.

“Lo smart working sta diventando sempre più popolare – ha chiuso il socio FOR e Professore di Economia Politica Marco Leonardi – perché tutti vogliamo contemporaneamente un salario fisso e una libertà di tempi. L’effetto logico è che, poi, le ore di lavoro diminuiscano per evoluzione naturale. Si potrebbe collegare questo strumento, per esempio, al Welfare Aziendale, attraverso il quale i lavoratori potrebbero comprare “porzioni” di lavoro agile. Da questo incontro, portiamo a casa dati rassicuranti e una conclusione importante: lo smart working dovrebbe essere usato molto di più, e per farlo gli strumenti ci sono già. C’è tanto da lavorare sull’aspetto culturale”. A due anni dall’approvazione della legge su questo tema, il processo di trasformazione del lavoro ha cambiato passo, attirando l’attenzione dei media e dell’agenda pubblica. I temi, anche grazie all’impatto della digital transformation, sono diventati la libertà di scelta degli spazi e la flessibilità degli orari di lavoro: due novità figlie di un approccio culturale diverso, su cui bisogna certamente lavorare, ma che sta pian piano entrando nelle routine lavorative degli italiani.